L’isola artificiale di Odaiba

“Siamo a Tōkyō oppure a New York?”
Questa è la frase che spesso si pensa quando si raggiunge l’isola artificiale di Odaiba, situata a pochi chilometri dal centro di Tōkyō; prima ci si trova davanti la famosa Statua della Libertà, poi l’occhio cade sul Raibow Bridge che collega Odaiba al resto della città e che, inevitabilmente, ricorda il ponte di Brooklyn.

Si tratta di uno dei quartieri della capitale giapponese che incuriosisce di più i turisti stranieri, grazie al fatto che si possono trovare enormi centri commerciali, terme, ristoranti, musei e parchi a tema di ogni tipo. Raggiungere Odaiba è davvero semplice e divertente, basta prendere la Yurikamome alla stazione di Shinbashi e, in circa 20 minuti, si arriva a destinazione. Cos’ha di particolare questo treno? Che è senza conducente!
Siete pronti a partire alla scoperta dell’isola?

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Il Rainbow Bridge

Uno dei centri commerciali più grandi di Odaiba è il Decks Tokyo Beach: al suo interno è possibile trovare negozi di souvenir dei vostri anime e manga preferiti, ristoranti, parchi a tema (ad esempio Joypolis) e persino il Museo dei Takoyaki! Cosa sono i takoyaki? Si tratta di polpettine fritte giapponesi ripiene di polpo, originarie della città di Ōsaka; all’interno di questo piccolo museo è possibile trovare gli ingredienti necessari per la preparazione dei takoyaki, gli strumenti da cucina che servono per creare le polpettine e chiaramente dei bellissimi gadget! Potrete inoltre assaggiare questo piatto tipico della cucina giapponese e gustarvelo seduto in uno dei tanti stand presenti 🙂

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Museo dei Takoyaki, Decks Tokyo Beach

Adoro Odaiba soprattutto durante il periodo natalizio perché è ricca di luminarie e decorazioni; passeggiando per l’isola, si rimane incantati da tutte le luci che illuminano la passeggiata principale. Ero talmente concentrata a seguire e a fotografare gli alberi di Natale, che non mi ero nemmeno accorta che davanti ad un altro enorme centro commerciale, il Diver City Tokyo, c’era l’imponente statua del Gundam! Essendoci stata a cavallo tra il 2016 ed il 2017, sono riuscita a vedere quella del Gundam RX78-2; inutile dirvi che trovarsi davanti questa riproduzione in scala 1:1 alta 18 metri è davvero qualcosa di “incredibilmente incredibile”.
Non vedo l’ora di poterci tornare per vedere il nuovo Gundam Unicorn.

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La statua del Gundam

Siete in Giappone e sentite la mancanza dell’Italia? Nessun problema, recatevi al centro commerciale Venus Fort e, come per magia, vi sembrerà di essere di nuovo nel vostro paese d’origine: al primo piano si trova l’History Garage, dove troverete auto italiane e muri con scritte ben riconoscibili, ad esempio “Forza Napoli”. Al secondo piano, invece, ci sono fontane in tipico stile rinascimentale e ristoranti che propongono piatti italiani. Alzate gli occhi al cielo e guardate il soffitto del mega store, noterete qualcosa di strano: il cielo è in continuo cambiamento, dall’azzurro del primo pomeriggio, al rosa del tramonto fino ad arrivare nelle ore serali al blu notte. Uno spettacolo!

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Fontana all’interno del centro commerciale Venus Fort

Sull’isola di Odaiba si trova inoltre la sede della società Fuji Television (株式会社フジテレビジョン Kabushiki Gaisha Fuji Terebijon), più comunemente conosciuta come Fuji TV; l’enorme edificio venne costruito nel 1997 dall’architetto Kenzō Tange, si tratta di una gabbia in cemento armato in cui è stata inserita una sfera metallica che sembra essere sospesa tra le griglie. Il giorno in cui siamo andati a visitare l’isola, ci siamo trovati davanti diversi spettacoli in cui i protagonisti principali erano due mascotte dalle sembianze di due conigli che cantavano e ballavano; c’erano inoltre alcuni stand in cui era possibile acquistare cibo e bibite giapponesi e peluche di anime e manga.

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Il logo della sede Fuji Television

Oltre ai luoghi sopra citati, ad Odaiba ci sono davvero tantissime attività da fare e luoghi da scoprire, giusto per citarvene alcuni, potete visitare le terme Oedo Onsen Monogatari, il Mori Building Digital Art Museum (sembra davvero bellissimo e spero di riuscire ad andarci nel prossimo viaggio!), il centro commerciale Aqua City Odaiba, il Museo delle Scienze Marittime ed il Museo Nazionale delle Scienze Emergenti.

Insomma, nel vostro primo viaggio nel Paese del Sol Levante, credo sia davvero interessante fare un giretto in questo quartiere, magari visitando durante la mattinata la zona di Asakusa e spostandovi nel pomeriggio su questa divertente isola artificiale.

La sera potrete anche fare un giro sulla ruota panoramica alta 115 metri da cui è possibile avere una splendida visuale della Baia di Tōkyō!

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La ruota panoramica Daikanransha
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Sagami, nuovo ristorante giapponese a Milano

Il 10 novembre ha aperto a Milano Sagami サガミ, un nuovo ristorante giapponese!
Da amante della cucina nipponica, non potevo lasciarmelo scappare e così, ho deciso di provarlo prima delle vacanze natalizie, per trascorrere una serata con un amica appassionata del Giappone.
Per essere sicuri di trovare posto, abbiamo prenotato con una settimana di anticipo; Sagami si trova proprio davanti alla Stazione Centrale di Milano, precisamente in Piazza Duca D’Aosta 10 ed è facilissimo da raggiungere con i mezzi.

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Il coloratissimo menù di Sagami

Ma questo ristorante che origini ha?
Sagami è nato a Nagoya nel 1970 e i suoi piatti tipici sono udon うどん (spaghetti di grano), soba そば (spaghetti di grano saraceno, più sottili degli udon) e Nagoya-meshi. Se credete di aver già sentito in Italia il nome di questo ristorante, potreste avere ragione: Sagami, infatti, era presente all’Expo del 2015 all’interno del Padiglione del Giappone; se non siete riusciti a provarlo in quella occasione, avrete ora la possibilità di gustare le sue proposte!

Una volta arrivati al locale, abbiamo dato un’occhiata al carinissimo e semplicissimo menù, con tanto di fotografie per tutti coloro che non hanno mai assaggiato queste pietanze: abbiamo deciso di assaggiare come antipasto i takoyaki たこ焼き, le polpettine di polpo. Posso assicurarvi che non erano incandescenti come la maggior parte di quelle assaggiate in giro per il Giappone ed il loro sapore era molto delicato. Il katsuobushi かつおぶし (le scaglie di tonno), inoltre, si scioglieva in bocca! Provare per credere.

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Takoyaki, polpettine di polipo

Come piatto principale, ho deciso di assaggiare la tempura udon てんぷらうどん: si tratta di una zuppa di udon calda, a base di salsa di soia, accompagnata da verdure e gamberi in tempura (tra le verdure c’erano: melanzane, patate, zucchine, peperoni). L’ho trovata davvero molto buona, la tempura era croccante e gli udon deliziosi.
La mia amica, invece, ha assaggiato la Nagoya Misotonkatsu Don, ovvero la cotoletta di maiale giapponese, accompagnata da salsa di miso e da una base di riso bianco; nel menù, era compresa anche la zuppa di miso. Anche lei è rimasta davvero entusiasta da questo piatto, l’unica cosa che non l’ha soddisfatta al 100% è stata la salsa che accompagnava la carne, semplicemente perché non era abituata a quel sapore.

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Tempura Udon

Dopo aver mangiato questi deliziosi piatti, abbiamo deciso di dividere una Mini Gyu Don: avete capito bene, non c’è solamente la possibilità di scegliere un menù normale, bensì di prendere anche delle mini ciotole di udon, soba, tonkatsu e cirashi che occuperanno l’ultimo spazio vuoto all’interno del vostro stomaco. Non avevo mai assaggiato prima d’ora questo piatto: si tratta di carne di manzo e cipolla, lasciati cuocere in una salsa dolce, aromatizzata con mirin, salsa di soia e brodo dashi, il tutto mescolato con riso bianco (purtroppo abbiamo finito il piatto ancor prima di poter scattare una fotografia!).

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Nagoya Misotonkatsu Don

Per concludere in bellezza, abbiamo scelto due dolci presenti sul menù: il primo, è la Sagami’s Jewelry Box, ovvero del delizioso tiramisù al matcha, contenente anche dei canditi (sottolineo questa cosa perché magari a molti di voi non piacciono!). Cecilia, invece, ha assaggiato l’ Anmitsu あんみつ con gelato, ovvero un tipico dessert giapponese preparato con la marmellata dei fagioli atsuki (per intenderci, quelli che trovate all’interno dei dorayaki) , frutta di stagione e gelatina.

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Sagami’s Jewelry Box

Sagami mi ha fatto davvero un’ottima impressione: i camerieri sono stati disponibili e cordiali, il locale è spazioso e confortevole, i piatti erano davvero squisiti. Giusto per darvi un’idea, prendendo 2 menù, una mini don, due dessert, tè verde ed acqua, abbiamo speso circa 25€ a testa.
Questo posto è entrato nella Top 5 dei ristoranti giapponesi preferiti a Milano!

Pensate di farci un salto anche voi? 🙂

Il Kimono, l’abito tradizionale giapponese

Quante volte abbiamo sentito pronunciare la parola kimono?
Ormai è un vocabolo che utilizziamo quotidianamente e che ricolleghiamo subito al magnifico abito tradizionale giapponese: 着物 letteralmente significa “cosa da indossare”( 着るkiru: indossare,mono: cosa) e, se prima il termine veniva utilizzato per indicare ogni tipo di abito giapponese, con il passare del tempo è stato utilizzato con un esatto riferimento a quell’abito a forma di T che ricopre tutto il corpo, caratterizzato da due ampie maniche ed una grande cintura chiamata obi 帯.

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Due eleganti ragazze giapponesi in giro per Kyoto

Ma qual è la cosa che apprezzo di più di questo abito?
E’ il fatto che non sia mai passato di moda, che giovani e adulti, uomini e donne continuino ad indossarlo; viene utilizzato spesso durante i matsuri 祭(le feste giapponesi), durante cerimonie importanti e anche per recarsi al tempio a pregare nei periodi di festa.
Vedere giovani donne in kimono o in yukata 浴衣(kimono di cotone, utilizzato prevalentemente in estate) in giro per Tōkyō, non è un avvenimento, bensì qualcosa di naturale: sono eleganti, raffinate ed i loro corpi risplendono grazie ai colori dei kimono che indossano.

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Coppia in kimono, Kyoto

Indossare un kimono, però, non è affatto semplice: l’abito consiste in almeno 12 parti separate da indossare, fissare e unire secondo delle regole ben precise. Questo è il motivo per cui molto spesso si sente parlare di una vera e propria vestizione del kimono: per la maggior parte delle donne, infatti, è molto difficile indossare un kimono senza farsi aiutare da qualcuno.
La scelta del kimono da indossare, inoltre, varia a seconda della formalità dell’evento, dell’età e dello stato civile: le donne sposate, solitamente, indossano il Kurotomesode黒留袖, ovvero un kimono nero utilizzato in ambito formale, decorato dalla cintura in giù. Il Furisode振袖 (molti di voi avranno già sentito pronunciare questa parola) è invece quello utilizzato dalle donne nubili che partecipano, ad esempio, ai matrimoni e alle cerimonie del tè: essendo colorato e ben decorato, tra le varianti di kimono è uno dei più belli. Infine, c’è il Komon小紋, un abito più informale, utilizzato in tutte quelle situazioni in cui si è fuori casa e si vuole essere eleganti e informali allo stesso tempo, ad esempio viene indossato quando si va a trovare degli amici fuori città.

Quando si fa un viaggio nel Paese del Sol Levante, viene spontaneo il desiderio di provare un kimono e, perché no, passeggiare per le vie di Kyōto indossando anche i tabi足袋(calzini giapponesi) e i geta下駄(sandali tradizionali): se siete interessati alla vestizione del kimono, ho un posto in particolare da suggerirvi.
Si tratta del WAK JAPAN, un piccolo edificio ubicato al centro di Kyōto, dove è possibile svolgere diverse attività legate alla tradizione giapponese: creare dei bellissimi origami, riprodurre i piatti più famosi della cucina nipponica, partecipare alla cerimonia del tè e fare, appunto, la vestizione del kimono.

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La mia vestizione del kimono

Ero molto agitata quando mi sono recata in questo posto; ricordo che era l’ultima mattina che avrei trascorso in Giappone, poco prima di prendere l’aereo che mi avrebbe riportato a casa. Ero l’unica del mio gruppo a partecipare alla vestizione; nonostante questo, le tre signore giapponesi che mi aiutavano ad indossarlo sono state davvero carinissime e sono riuscite a farmi sentire a mio agio! Ho cercato di parlare un po’ in giapponese con loro e, quando la comunicazione diventava impossibile, cercavano di parlarmi in inglese chiedendomi ogni tipo di informazione: cosa ci facevo in Giappone, perché ero appassionata delle loro tradizioni e della loro cultura e perché desideravo indossare un kimono. Chiaramente, indossare un kimono era per me una sorta di sogno, mi sentivo realizzata ed entusiasta di poter essere vestita come una donna giapponese.
Dopo circa 20 minuti di chiacchiere, ero finalmente pronta. Il kimono che avevo scelto era blu, decorato con dei fiori colorati; mi piaceva tantissimo e, nonostante mi stringesse quasi senza farmi respirare, non volevo più togliermelo di dosso. Mi sentivo una persona fine (cosa che non sono nella vita di tutti i giorni!) e molto elegante.
Ho scattato qualche fotografia nel giardinetto interno alla casa, ho passeggiato nella via principale davanti all’edificio e mi sono divertita a far vedere ai miei compagni di viaggio quanto fossi felice con un kimono addosso.
E’ un’esperienza da fare, soprattutto se si ama particolarmente questo abito tradizionale!

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Il team di Wak Japan – vestizione del kimono

L’indirizzo preciso di WAK JAPAN è 61 Tenshucho, Takakura-dori, Nijo-agaru, Nakagyo-ku, Kyoto, Japan 604-0812; il prezzo per la vestizione si aggira intorno ai 6.000 yen.
Vi lascio il link dell’agenzia in modo da poter cercare tutte le informazioni di cui avete bisogno:

http://wakjapan.jp/products/detail.php?product_id=106&product_date=2018%2F10%2F02.

Ci tengo a precisare che non ho scoperto da sola questo posto, bensì mi è stato consigliato dall’agenzia che mi ha supportato e ha organizzato per me il mio primo viaggio in Giappone!

Una giornata alla scoperta di Hakone

Sento la sveglia che suona, sono già le 7.00.
Ci svegliamo, sistemiamo lo zaino, prepariamo la macchina fotografica e le relative micro SD, apriamo le tende della nostra stanza d’hotel per guardare che tempo c’è a Tōkyō: il sole sta sorgendo, il cielo è limpido, non ci sono nuvole all’orizzonte. Si prospetta una bella giornata!

Corriamo fuori dall’hotel e ci precipitiamo alla Tōkyō Station: è il primo di gennaio e, a differenza dei giapponesi che trascorrono questa giornata al tempio, noi abbiamo deciso di trascorrere una giornata ad Hakone, dove potremo osservare il Monte Fuji, scoprire la valle di Owakudani e rilassarci alle terme.

Abbiamo il JR Pass, quindi, per raggiungere Hakone, prendiamo il JR Tokaido Shinkasen; mentre siamo sul treno proiettile, ci concediamo una deliziosa colazione a base di Pocky (che in realtà si chiamano “Sukki” e sono una limited edition dedicata all’amore, dal giapponese すいき “Suiki“), di biscottini al cioccolato e di due bevande che non avevamo mai assaggiato prima, un semplice succo di arancia ed un drink al cappuccino.

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La nostra colazione sullo Shinkansen

Mentre stiamo mangiando, notiamo la sagoma del Monte Fuji in lontananza: non possiamo credere che tra poco riusciremo a vederlo in tutto il suo splendore!

Dopo circa 40 minuti di treno, arriviamo finalmente alla stazione di Odawara: qui c’è la possibilità di comprare l’Hakone Free Pass, molto utile per chi si sposta ad Hakone prendendo i mezzi della Odakyu Railway (che comprende autobus, treni, funivie, funicolari e navi) e permette di ottenere sconti in alcuni negozi e ristoranti.
Noi, avendo scoperto solamente dopo essere stati ad Hakone dell’esistenza di questo pass, non l’abbiamo acquistato e, facendo due conti di ciò che abbiamo speso per prendere bus, navi e funicolari, ci siamo resi conto di aver fatto male a non informarci prima.

Una volta arrivati alla stazione di Odawara, prendiamo l’Hakone Tozan Railway, che in circa 20 minuti ci porta alla stazione di Hakone Yumoto.
Abbiamo già pensato ad un itinerario per la giornata, sappiamo che vogliamo assolutamente andare a vedere il lago Ashinoko, la valle di Owakudani, il santuario di Hakone e le terme Hakone Yuryō: il problema maggiore è, però, che non sappiamo come muoverci per raggiungere questi posti.

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Hakone Tozan Railway, Odawara

Alla stazione di Hakone Yumoto c’è un Infopoint dove, una signora davvero disponibile, ci regala la cartina di Hakone e ci da le informazioni relative all’autobus da prendere per raggiungere la nostra prima tappa, il lago Ashinoko.
La fermata degli autobus è proprio sotto la stazione ed è davvero molto comoda: qui prendiamo l’Hakone Tozan Bus che, in circa 20 minuti, ci porta a Moto Hakone.
Le imbarcazioni che si trovano nel lago, sono assai bizzarre: non si tratta di semplici traghetti, bensì di vere e proprie navi pirata. Siamo attratti da questi battelli e non vediamo l’ora di salire a bordo!

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Strani battelli giapponesi utili per attraversare il lago Ashinoko

Prima di prendere la nave che ci porterà sulla sponda opposta del fiume, decidiamo di passeggiare un po’ per quest’area di Hakone, piena di turisti intenti ad ammirare il lago e a visitare negozietti e santuari. E’ davvero una bella giornata e vogliamo goderci tutto ciò che Hakone ha da offrirci.

Il lago Ashinoko è davvero magnifico e, siccome non sappiamo nulla di questo posto, ci fermiamo a cercare su internet alcune notizie sulla sua origine: scopriamo così che il lago ha origine vulcanica e che si è formato circa 3.000 anni fa in seguito ad una violenta eruzione del Monte Hakone; sono molti i turisti che vengono a vedere questo piccolo angolo di paradiso, un posto immerso nella natura da cui è possibile ammirare lo splendido Monte Fuji.

Mentre facciamo una passeggiata intorno al lago, vediamo un lungo sentiero che conduce ad un santuario immerso in un boschetto, si tratta di Hakone Jinja: la cosa che più ci emoziona, è lo splendido torii rosso che emerge dalle acque del lago e che ci ricorda molto il torii dell’isola di Miyajima.

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Hakone Jinja e lo splendido torii rosso

E’ arrivato il momento di tornare verso Moto Hakone e di prendere il battello dei pirati, su cui trascorriamo circa 30 minuti e da cui si gode di una vista magnifica del lago e del Fuji San. Questo panorama ci ha colpito così tanto, che non abbiamo potuto fare a meno di chiamare i nostri amici e parenti, facendogli gli auguri di buon anno e mostrandogli la bellezza del Monte Fuji: inutile dire che tutti ci hanno detto “la prossima volta che tornate in Giappone, veniamo insieme a voi!”

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Il maestoso Fuji San

In un attimo, siamo arrivati a Togendai, la sponda del fiume in cui si trova la funivia che ci porterà alla valle di Owakudani. Saliamo su una cabina e ci lasciamo incantare dal paesaggio che ci circonda: il Monte Fuji si mostra a noi in tutta la sua magnificenza, cerchiamo di fare qualche video, di scattare qualche foto e di scambiare due parole con alcuni giapponesi che si trovano nella nostra stessa cabina. Momenti davvero unici.
Sentiamo una vocina registrata che ci annuncia che siamo arrivati, dobbiamo scendere dalla funivia e dirigerci verso la valle; l’odore dello zolfo si infila fin da subito nelle nostra narici e non ci molla più finché non abbandoniamo la valle.

Il panorama è spettacolare, sembra quasi di essere all’inferno: nuvole di vapore che escono dal terreno, sorgenti di acqua bollente e fumi verdi caratterizzano Owakudani.

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La valle di Owakudani

La nostra attenzione viene subito attirata da alcune uova nere che i turisti comprano all’interno dei negozi: prima di partire per il viaggio, avevamo sentito parlare delle kuro-tamago (uova nere) ed avevamo cercato delle informazioni a riguardo. A vederle, sembrano quasi uova di dinosauro, in realtà sono semplicissime uova sode di gallina, bollite all’interno delle acque calde delle sorgenti della valle. Il fatto che siano così tanto nere, dipende dalla concentrazione di zolfo presente nell’acqua.
Purtroppo, sia a me che al mio compagno, non piacciono molto le uova, quindi non siamo riusciti ad assaggiarle e non possiamo esprimere un nostro parere.

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Le kuro-tamago, uova nere della valle di Owakudani

Siccome la fame inizia a farsi sentire, decidiamo di andare a mangiare qualcosa di sostanzioso: la nostra attenzione viene catturata da un piccolo ristorantino che prepara tempura udon, con tanto di vista sul Monte Fuji. Cosa volere di meglio?
Dopo esserci riempiti lo stomaco, trascorriamo ancora un po’ di tempo nella valle, dedicandoci ad un po’ di shopping (soprattutto di cibo) e ad ammirare il nostro amato Fuji: credo di non aver mai scattato così tante foto come in questa giornata!

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Tempura Udon

Sono le 16 e dobbiamo assolutamente prendere l’autobus che ci porta nuovamente ad Hakone Yumoto; qui, infatti, abbiamo prenotato una vasca privata all’interno delle onsen Hakone Yuryō.
Una volta tornati al centro di Hakone, prendiamo un autobus gratuito che in 10 minuti ci porta alle terme: già guardandole da fuori, capiamo quanto sia bello il complesso termale!
Entriamo all’interno di Hakone Yuryō e facciamo il “check-in”, firmiamo dei fogli in cui dichiariamo di non avere tatuaggi e di lasciare la stanza in ordine, così come l’abbiamo trovata.
Una volta che ci vengono date le chiavi, ci precipitiamo al suo interno: la stanza è molto spaziosa, c’è tutto ciò di cui si può avere bisogno (asciugamani, ciabatte, phon, persino dei funghi essiccati per far merenda).
La parte più bella, ovviamente, è la vasca fuori dalla stanza: è completamente immersa nel verde, la temperatura dell’acqua è di 40° e c’è anche una piccola zona dedicata alla “purificazione” (più semplicemente serve per lavarsi prima di entrare nella onsen).
Trascorriamo un’ora di relax e pura felicità ad Hakone Yuryō, il tempo passa talmente in fretta che non ci accorgiamo che è già l’ora di uscire.

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Onsen Hakone Yuryō

La nostra giornata è terminata ma, prima di prendere nuovamente il treno che ci porterà ad Odawara, ci rilassiamo in una stanza da tè al centro di Hakone e beviamo un buon matcha, accompagnato ad alcuni dolcetti giapponesi, per prepararci al ritorno nella caotica Tokyo.
Cosa penso di Hakone? Che è davvero una città unica.

Tonkatsu, la cotoletta di maiale giapponese

Uno dei piatti di cui amo abbuffarmi quando mi reco in Giappone, è sicuramente la deliziosa cotoletta di maiale giapponese, la tonkatsu とんかつ.
I ristoranti in cui poterla assaggiare sono davvero molti, anche se, per ora, il mio preferito rimane Tonki とんき, nel quartiere di Meguro 目黒: la cotoletta, viste le sue dimensioni, riuscirà di sicuro a sfamarvi e vi verrà servita con del riso bianco, della zuppa di miso accompagnata a verdure ed insalata.

Quando però si torna a casa dallo splendido viaggio nella Terra del Sol Levante, si inizia a sentire la mancanza delle pietanze tradizionali giapponesi ed io, in particolare, sento sempre la mancanza dell’impanatura di questa cotoletta.
Così, siccome il teletrasporto non è ancora stato inventato ed io non posso fare a meno di lei, la preparo a casa! Inutile dirvi che, per quanto sia buona, non sarà mai all’altezza di quella che si può mangiare a Tōkyō.

Ecco qui la ricetta che utilizzo per riprodurla a casa!

Partiamo dagli INGREDIENTI necessari:

▪ 4 pezzi di capocollo di maiale, dallo spessore di 1,5/2 cm
▪ 4 cucchiai di farina
▪ 2 uova
▪ 50 grammi di panko, il pangrattato giapponese
▪ olio vegetale (per friggere la cotoletta)
▪ salsa tonkatsu

Una volta che avete acquistato tutti gli ingredienti sopra elencati, potrete preparare la vostra super tonkatsu.
Per prima cosa, mettete in tre piattini differenti la farina, le uova sbattute ed il panko; prendete i pezzi di capocollo e, uno alla volta, passateli all’interno dei tre piattini, nell’ordine in cui ve li ho elencati sopra. Mi raccomando, premete bene la carne all’interno del pangrattato in modo da farlo aderire alla perfezione: la croccantezza della carne dipenderà proprio da questo!
Prendete una padella abbastanza grande da poter mettere al suo interno le 4 fette di capocollo e mettete al suo interno uno strato di olio di circa 2 cm e accendete la fiamma, scaldandola ad una temperatura di 170 gradi.
Una volta che il vostro olio è caldo, immergete le fette di carne al suo interno e cuocete per circa 3 minuti la carne su ciascun lato, finché non noterete la sua doratura.
Quando la vostra carne è pronta, toglietela dalla padella contenente l’olio e appoggiate le varie fette su un panno assorbente, in modo da togliere l’olio in eccesso.
Tagliate ogni fetta di capocollo a strisce di circa 2 cm ciascuna e metteteci sopra la deliziosa salsa tonkatsu.

Consiglio: per quanto riguarda il panko e la salsa tonkatsu, posso consigliarvi di comprarli online sui vari siti che vendono prodotti alimentari orientali, oppure direttamente nei negozi di alimentari giapponesi presenti in tutta Italia, in particolare a Milano (ad esempio da Kathay, Oriental Milano oppure Chineat).

Qualora non doveste riuscire a trovare la salsa tonkatsu, eccovi la ricetta per riprodurla a casa: mescolate 3 cucchiai di salsa Worcestershire, 3 cucchiai di ketchup, 1 cucchiaio di salsa di ostriche, 1 cucchiaino di zucchero ed 1 cucchiaino di salsa di limone.

Ed ora è arrivato il momento di gustarvi la vostra delisiziosa tonkatsu! Mi auguro il suo sapore riesca a riportarvi indietro al vostro ultimo viaggio in Giappone 🙂

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La deliziosa tonkatsu del ristorante Tonki

Il complesso di templi Daigo-ji

C’è un tempio, poco distante da Kyōto, che mi ha rapito il cuore: il Daigo-ji.
La prima volta che vidi la fotografia di questo complesso di templi, situato nella parte orientale di Higashiyama, mi trovavo in una libreria di Milano: mentre passeggiavo nella sezione delle guide, mi trovai davanti quella del Giappone che aveva come copertina il tempio Bentendo.
Era la prima volta che lo vedevo e, ovviamente, quando l’anno scorso sono tornata nel Paese del Sol Levante, non me lo sono lasciata scappare!
Sapete cosa mi ha lasciata esterrefatta? Il fatto che, nonostante fossero le vacanze di Natale ed in Giappone ci fossero molti turisti, al Daigo-ji non c’era nessuno. Avete capito bene, niente stranieri se non noi: questo perché il tempio non viene “pubblicizzato” molto e non è facile trovare informazioni a riguardo.
Ecco il motivo per cui ho deciso di parlarvene all’interno dell’articolo: è un posto che merita assolutamente una visita!

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Bentendo, Daigo-ji

Il Daigo-ji è facilmente raggiungibile da Kyoto con la linea metropolitana Tozai: una volta che si arriva alla stazione, bisogna camminare per circa quindici minuti prima di raggiungerlo. La passeggiata verso il tempio serve a rilassarsi, a vedere zone un po’ più nascoste del Giappone dove non ci sono salaryman che corrono verso la stazione dei treni, ma, al contrario, anziani che passeggiano per la città e si dirigono verso i cimiteri ed centri commerciali.

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Cimitero giapponese lungo la strada che porta al Daigo-ji

Una volta arrivati al tempio, ci siamo accorti che c’erano delle bancarelle che vendevano vestiti, cibo e oggetti tradizionali della cultura giapponese: non potevo non fermarmi a dare un’occhiata a vecchi kimono e souvenir giapponesi!

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Bancarelle al Daigo-ji

Conclusa la passeggiata, siamo andati a prendere il biglietto per entrare all’interno del complesso di templi, il cui prezzo varia tra gli 800 ed i 1500 yen.
Il Daigo-ji è strutturato in tre parti: Sanbo-in, Shimo Daigo (Daigo Inferiore) e Kami Daigo (Daigo Superiore), che è rispettivamente il più antico ed il più vicino alla cima della montagna.

La prima parte che abbiamo visitato, era quella del Sanbo-in: qui è possibile trovare un insieme di edifici, caratterizzati da un percorso ricco di alberi di ciliegio. Provate ad immaginare quanto dev’essere bello vederli tutti in fiore!
In questa zona del tempio, abbiamo visto uno dei giardini giapponesi più belli di tutto il viaggio: siamo rimasti ad ammirarlo per circa dieci minuti, circondati solamente dal silenzio della natura e dal suono dalle carpe koi che si muovevano nell’acqua. Ricordo che c’era il sole e faceva molto caldo per essere gli ultimi giorni di dicembre; la signora che controllava il giardino, ci salutava cordialmente e ci indicava in quali aree del tempio era possibile scattare fotografie ed in quali era vietato.

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Edificio nell’area Sanbo-in
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Splendido giardino giapponese

L’area del Shimo- Daigo è invece caratterizzata da un grande recinto, contenente diversi edifici: uno degli edifici principali , il Golden Hall, una splendida pagoda a cinque piani, il Seiryugu Main Hall, Soshi Hall, Fudo Hall, Dai Kodo, Nyonin Hall ed il famoso Benten Hall. Qui siamo riusciti a vedere alcuni monaci pregare all’interno del tempio principale e, probabilmente, a prepararsi anche al grande evento di capodanno.
Fate attenzione: in alcune aree del Shimo Daigo è vietato scattare fotografie. Ci sono alcuni divieti scritti in giapponese, e quindi, incomprensibili agli stranieri. Se qualche giapponese vi vedrà, vi dirà di non riprendere i monaci e di non fotografare le splendide statue all’interno dell’edificio.

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Monaci giapponesi

 

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Pagoda a cinque piani

L’edificio che però ha attirato particolarmente la mia attenzione e che ho sempre desiderato vedere dal vivo è sicuramente il Bentendo Hall: è il tempio di cui vi ho parlato all’inizio dell’articolo, quello rosso e bianco, con un magnifico ponticello che si specchia nell’acqua sottostante e che, in autunno, è completamente circondato da aceri rossi.
Questo tempio toglie il fiato, sarei rimasta ore ed ore seduta sulla panchina di fronte all’entrata principale a scattare fotografie e ad ammirare il magnifico panorama. Se poi mentre si scattano le foto, dovesse venire fame, si può pranzare accanto al tempio, dove si trova un mini ristorantino che cucina udon e soba.

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Bentendo Hall

Infine, c’è un’ultima parte del tempio, raggiungibile con una passeggiata di circa 60 minuti: si tratta dell’area del Kami Daigo. Essendo quella più lontana, ai piedi della montagna, non sempre viene visitata. Noi, infatti, abbiamo fatto una passeggiata tranquilla tra un tempio e l’altro, senza però arrivare fino alle pendici della montagna.
Prima o poi, torneremo al Daigo-ji ed esploreremo anche questa zona.

Vi consiglio di dedicare almeno metà giornata alla scoperta di questo splendido complesso di templi di Kyōto.. scommetto che molti di voi l’hanno già segnato in agenda!

Tokyo Express, una piacevole lettura estiva

Chissà se Matsumoto Seichō, nel lontano 1958, avrebbe mai immaginato che il suo noir sarebbe stato tradotto anche in italiano, ottenendo un grande successo.

L’autore, famoso per i suoi racconti gialli di stampo prettamente realistico, vinse diversi premi negli anni ’50, consapevole del fatto che in quegli anni, la maggior parte dei suoi connazionali scriveva libri caratterizzati da elementi spesso fantastici, e quindi, di generi completamente differenti.

I temi principali affrontati nelle sue opere, trattano problematiche legate alla società giapponese dei suoi anni e lui, con grande maestria, riesce a mostrarli agli occhi di tutti all′interno dei suoi capolavori.

Ma focalizziamoci sull’opera che ho appena letto, Tokyo Express: un libro che va letto tutto d’un fiato, in cui si rimane “intrappolati” nella trama e dove, fino alla fine, si cerca di capire chi ha ucciso una bellissima intrattenitrice di un ristorante di Tōkyō, Otoki e Sayama, un giovane funzionario, probabilmente coinvolto in un caso di corruzione all’interno del ministero.

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Sono stati trovati morti su una spiaggia del Kyūshū: si tratta di un semplice suicidio d’amore o si di una messa in scena di qualche omicida spietato?

Tutti gli indizi raccolti fino ad ora, fanno pensare ad un suicidio: sono stati visti salire su un treno insieme da un cliente abituale del ristorante dove lavorava Otoki, Yasuda, e da due sue colleghe, Tomiko e Yaeko.

Secondo le autopsie effettuate sui cadaveri, gli “amanti” hanno ingerito del cianuro; il caso potrebbe essere chiuso, è stato trovato un ipotetico movente (la loro storia d’amore segreta a tutti e lo scandalo che coinvolgeva Sayama) e anche “l’arma del delitto”.

Ci sono però alcuni punti che non convincono per niente l’investigatore che sta seguendo il caso, Torigai Jūtarō, insieme ad un giovane collega, Mihara Kiichi. Mihara, ancora più di Torigai, continua ad essere convinto che i due non erano affatto amanti, che non si tratta di un suicidio d’amore e che c’è qualcuno dietro a questa storia che ha architettato un piano perfetto per confondere le indagini.

Nonostante Mihara cerchi in tutti i modi di capire cosa c’è dietro al suicidio/omicidio, le difficoltà sono molte di più rispetto a quelle che si immaginava inizialmente: tutto coincide alla perfezione, non c’è nessun ipotetico sospettato, non si capisce quale può essere stato il movente dell’omicidio e per di più, perché l’omicida avrebbe dovuto far pensare a tutti che i due erano amanti.

Ogni dettaglio è fondamentale, c’è una chiara ossessione da parte dell’investigatore Mihara (e non solo) per ciò che riguarda gli orari di treni ed aerei, per gli spostamenti delle persone coinvolte nel caso, per le vite private di entrambe le vittime.

Proprio nel momento in cui Mihara è preso dallo sconforto ed iniziare a pensare che sia stato realmente un suicidio, riceve una lettera  dal suo superiore Torigai che gli fa cambiare idea, che gli impone di non arrendersi, perché un bravo investigatore è colui che si dimostra ostinato davanti ad un caso che appare irrisolvibile e, che quando si è convinti della colpevolezza di qualcuno, bisogna fare più di un tentativo e lasciarsi condizionare dalle proprie sensazioni ed emozioni.

Dopo aver letto questa lettera, Mihara è ancora più convinto di prima, non vuole cedere e desidera scoprire assolutamente la verità legata a questo suicidio/omicidio.

Solamente nelle ultime 10 pagine, riuscirete a capire come è andata realmente la storia, chi e cosa ha spinto Otoki e Sayama a partire insieme, se è stato architettato un piano preciso oppure se si trattava solamente di una coincidenza.

Seichō mostra all’interno di questo libro un aspetto importante della cultura giapponese: la perseveranza che porta alla risoluzione di un caso apparentemente semplice da capire ma intersecato di colpi di scena.

La storia vi porterà in giro per tutto il Giappone: esplorerete il centro di Tōkyō per poi arrivare al luogo del ritrovamento dei cadaveri nel Kyūshū e, infine, ritornare velocemente nel nord del Giappone, in Hokkaidō. Noterete la puntualità dei treni giapponesi, l’ossessione di una persona che conosce tutti gli orari dei treni a memoria e che escogita un piano perfetto che solamente l’investigatore Mihara riesce a risolvere.

Tenoha, il nuovo concept store giapponese a Milano

Il weekend scorso, sono andata alla scoperta di un nuovo ristorante, bar, shop, spazio per eventi e co-working space giapponese a Milano, precisamente in via Vigevano 18 (zona Porta Genova): si tratta di Tenoha Milano.

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Alla scoperta di Tenoha Milano, Via Vigevano 18

Questo lifestyle store, ovviamente, ha origini giapponesi ed il primo spazio Tenoha venne fondato nel 2014 a Tōkyō: si trattava di un luogo dove incontrarsi, concedersi un pranzo insieme e, perché no, dopo una bella chiacchierata, mettersi a lavorare.

Vi svelo una chicca: all’interno del negozio di Tōkyō, potete trovare un ristorante di cucina italiana dove gustarvi le nostre prelibatezze. L’idea del fondatore era quella di far conoscere la cultura italiana al suo popolo; ovviamente, una volta che Tenoha prese piede in Giappone, era inevitabile che venisse aperto anche in Italia per offrirci la possibilità di avvicinarci alla cultura nipponica.

Si tratta di 2.300 metri quadrati di spazio in perfetto stile giapponese, caratterizzato da diverse aree.

Non appena entrerete nello stabilimento, vi accorgerete che c’è un delizioso RISTORANTE all’aperto dove potrete concedervi un pranzo, una cena oppure una semplice merenda. I piatti che mi sono saltati subito all’occhio sono la tartare di maguro (con tocco e avocado), la tonkatsu (la famosa cotoletta di maiale), gli udon e gli onigiri.

Ovviamente potete trascorrere in questa area anche qualche ora durante il pomeriggio e gustarvi un delizioso macha icecream oppure un macha tiramisù.

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Se preferite pranzare o cenare al chiuso, prima di entrare nel concept store, avrete davanti ai vostri occhi la ricostruzione di una stanza giapponese ed alcuni semplici ma carinissimi tavolini: mi sembra una buona alternativa alla zona esterna!

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Tipica stanza giapponese

Una volta che avete provato la cucina giapponese, dirigetevi verso la zona del CONCEPT STORE: qui troverete ceramiche giapponesi, attrezzature per la cucina, articoli di cancelleria, oggetti per la casa (ci sono dei bellissimi orologi!), abiti, borse ed accessori di vario genere. Il negozio è molto ordinato, caratterizzato da splendide piante, che richiamano il logo di Tenoha.

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Concept Store Tenoha

Vi lascio qualche fotografia per farvi capire meglio ciò che potrete trovare al suo interno.

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Splendide ceramiche giapponesi
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Teiere giapponesi

C’è inoltre un’altra zona molo interessante, quella dedicata al CO-WORKING. Questo nuovo stile lavorativo caratterizzato dalla condivisione di un ambiente di lavoro e di professionisti che fanno lavori diversi, sta iniziando a spopolare a Milano. Tenoha ha colpito nel centro dando vita ad un luogo dove chiunque può prenotare il proprio posto e lavorare in tutta tranquillità. E’ aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19

Infine, gli ideatori di questo posto stanno creando anche uno SPAZIO EVENTI che darà origine ad un’area di oltre 1000 metri quadrati che permetterà di organizzare feste ed eventi.

Che ne dite di questo posto? Io fossi in voi, ci farei un salto!

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Tenoha Milano

 

 

Asakusa, uno dei quartieri più antichi di Tōkyō

Asakusa è il quartiere che mi accoglie ogni volta che atterro sul suolo giapponese; mi piace perdermi tra le sue vie e tra le centinaia di bancarelle che la caratterizzano, adoro trovare il tempio Sensō-ji davanti ai miei occhi e poi voltarmi improvvisamente ed osservare la gigantesca Tōkyō Sky Tree.
E’ un connubio di tradizioni e modernità, di ragazzi che corrono trasportando i turisti sui risciò e di piccoli ristoranti antichi dove mangiare del delizioso sushi.

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Il quartiere di Asakusa

Ci sono diversi posti di Asakusa di cui vorrei parlarvi e che, a mio parere, non potete perdere durante il vostro viaggio in Giappone.
Uno dei luoghi più affascinanti di Asakusa è il tempio Sensō-ji, nonché il tempio più antico di Tōkyō; al suo interno, si trova la statua dorata della dea Kannon che, secondo la leggenda, venne miracolosamente recuperata nel 628 d.C. nel fiume Sumida da due pescatori; da quel momento in poi, la statua venne lasciata all’interno del tempio, in modo che tutti potessero venerarla.
Per accedere al tempio, dovrete attraversare una splendida porta rossa, chiamata Kaminarimon (Porta del Tuono).

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Il tempio Sensō-ji

C’è una parte del complesso che adoro in particolare, la Nakamise-dori: in questa via ci sono bancarelle di ogni genere, quelle dedicate a cibi tradizionali nipponici (potete trovare i senbei, i dango, i mochi ed i dorayaki) e quelle dedicate sia ai souvenir che ad alcuni oggetti tipici del folklore giapponese. C’era un suono in particolare che attirava la mia attenzione, quello dei fūrin; si tratta di campanellini tipici giapponesi che solitamente vengono esposti fuori dalle case e dai negozi durante il periodo estivo. Secondo alcune leggende, il loro suono tiene lontani gli spiriti maligni.

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La via Nakamise-Dori

Mentre state facendo il tour del quartiere, inzia per caso a venirvi fame ed avete bisogno di fare una tappa per pranzo?
Niente paura, poco distante dal tempio della città, c’è uno dei miei ristoranti di sushi preferiti, si chiama Magurobito e credetemi, dovete provarlo!
Cosa caratterizza questo posticino? 1. Si mangia in piedi, sì avete capito bene, è vietato sedersi 2. Ci sono solamente nigiri (di ogni tipo) 3. E’ molto economico 4. Il menù ha delle semplici immagini per farvi capire cosa state mangiando.
Un consiglio: provate il nigiri alle alici e quello al salmone & shabu shabu..Una bomba!

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Il ristorante Magurobito

Dopo aver visitato l’area del tempio, potrete andare alla scoperta della via Kappabashi Dori. Non sapete di cosa si tratta? E’ una strada lunga quasi 800 metri caratterizzata da circa 200 negozi che vendono tutto il necessario per la cucina: mestoli, ciotole, coltelli, le classiche lanterne che potete trovare fuori dai ristoranti e molto altro.
In questa via potrete trovare inoltre le splendide riproduzioni in cera solitamente esposte nelle vetrine dei ristoranti giapponesi: portachiavi “a base” di nigiri, piatti di curry rice & tonkatsu, calamite di okonomiyaki e ciotole di ramen.

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La via Kappabashi Dori

E’ il momento di dirigersi verso la sponda del fiume Sumida, dove avrete davanti ai vostri occhi un edificio che, di sicuro, non passerà inosservato: il Super Dry Hall, il quartier generale della birra Asahi. Cosa vi ricorda l’edificio dorato? Si tratta di un boccale di birra, con parecchia schiuma nella parte superiore! L’edificio a fianco invece è più piccolino ed è caratterizzato da un’enorme fiamma dorata. Vedere il boccale di birra vi ha fatto venire voglia di sorseggiare una bella Asahi? Benissimo, entrate all’interno dell’edificio e recatevi sulla terrazza panoramica all’ultimo piano per godervi la magnifica vista sulla città di Tōkyō e gustarvi la vostra birra giapponese preferita.

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Super Dry Hall

La giornata sta per finire, avete esplorato per bene il quartiere di Asakusa e avete voglia di fare una passeggiata serale prima di cena. Il sole tramonta, le luci dei grattacieli illuminano la città; c’è un edificio in particolare che attirerà la vostra attenzione, il Tōkyō Sky Tree. Godetevi la città di sera, non prendete alcun mezzo per raggiungere la torre (dista circa 20 minuti a piedi dal Sumida River) rilassatevi ed ascoltate i rumori della città; alzate poi improvvisamente il vostro sguardo e lasciatevi incantare dalla struttura indipendente più alta del mondo (634 metri).

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Tōkyō Sky Tree

Chi è La Ragazza dall’Animo Giapponese

Credetemi, non è per niente facile scrivere il primo articolo del proprio blog. Cercherò di farlo nel modo più semplice, cercando di darvi tutte le informazioni necessarie per farvi capire chi sono.

Sono Giorgia, ho 26 anni, vivo nella periferia di Milano ed ho una grande, grandissima passione per il Giappone.

Come è nata questa “fissa” per il Paese del Sol Levante e tutto ciò che lo riguarda?
Credo tutto sia partito dagli anime e manga, da quei pomeriggi trascorsi a guardare i Pokemon, Sailor Moon, Doraemon, seduta sul tappeto di casa di mia nonna. Ero piccola, avrò avuto sì e no 6 anni, eppure le trame ed i personaggi di quei cartoni animati mi piacevano davvero tantissimo.
E’ per questo motivo che, in quinta elementare, il titolo della tesina era proprio “Il Giappone“: dai 6 agli 11 anni mi ero avvicinata sempre di più alla cultura ed alla scoperta delle tradizioni giapponesi, ed è per questo che mi sembrava scontato doverne parlare anche davanti ai miei professori.

Una volta iniziate le medie, mi sono lasciata prendere da altre cose, che hanno offuscato per un periodo di tempo il mio interesse per la cultura giapponese.

Ma, tutto ad un tratto, finito il liceo, dentro di me è tornò quella passione che avevo da bambina: un giorno, per caso, ripresi in mano il mio Game Boy, mi misi ad iniziare di nuovo alcuni dei miei giochi preferiti (non saprei quale scegliere tra Super Mario ed i Pokemon, per non parlare di Donkey Kong) e pensai “Siccome non saprei come continuare i miei studi all’università, perché non mi metto a studiare il giapponese?
Corsi nella prima libreria vicino casa e comprai un libro che insegnava i due principali alfabeti giapponesi, Hiragana e Katakana; cercai di impararlo, senza grandi risultati, quei tratti erano troppo difficili!

A settembre iniziai il corso di Mediazione Linguistica e Culturale presso l’Università di Milano e credetemi, fu la scelta migliore che potessi mai fare! Le due lingue su cui erano incentrati i miei corsi erano l’inglese ed ovviamente il giapponese, con il relativo studio delle due culture.
Furono tre anni intensi, pieni di sacrifici, di momenti di felicità alternati a momenti di nervoso e di voglia di abbandonare tutto quanto: eppure, non potevo mollare, mi ero prefissata un obiettivo e avrei dovuto raggiungerlo il prima possibile.

La soddisfazione più grande?
Vedere che la mia tesi di laurea era in stampa! Volete sapere di cosa parlava?
Della figura dell’Imperatore Mutsuhito e l’esercizio del suo potere attraverso silografie e fotografie; i metodi, cautele ed escamotages nel Giappone Meiji (1868 – 1912).
Fu il momento in cui pensai “Nella mia vita chissà cosa combinerò, chissà che lavoro svolgerò. Nonostante tutto, non abbandonerò mai questa passione, cercherò di trasmetterla a chi mi conosce e, soprattutto, a chi non sa nulla di me.

Sono passati 3 anni dalla laurea, sono stata fortunata nel riuscire a visitare il Giappone per due volte, ho mantenuto la passione per il Paese del Sol Levante grazie anche all’omonima pagina Facebook e cerco di tenere allenata la lingua giapponese.

Scusate la lunghezza di questa presentazione, volevo che i miei lettori sapessero un po’ tutta la mia storia.

Se siete appassionati della cultura e delle tradizioni giapponesi, vi trovate sul blog giusto!

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Asakusa, il tempio Senso-ji